mercoledì 31 dicembre 2014

Passato e futuro

Gli scavi archeologici in corso a Mont’e Prama testimoniano l’importanza nella storia della nostra terra. L’attenzione suscitata da questi scavi dimostra il valore e significato di queste statue. In quest’ambiente, s’inserisce la miriade di nuraghi saprsi nell’intera isola. Costruzioni mgalitiche che resistono al tempo in maniera straodinaria, nonostante la scarsa attenzione e tutela delle istituzioni e pure di tutti noi sardi! Di questo tesoro, buona parte è ancora da scoprire; facciamo di tutto per farlo diventare patrimonio di tutti. Il nuraghe di Barumini è stato riconosciuto patrimonio dell’Unesco. Proviamo a immaginare se lo stesso riconoscimento fosse attribuito alle migliaia di nuraghi! Ecco, questo potrebbe essere un obiettivo da portare avanti.

Sardo sono

venerdì 28 novembre 2014

La Sardegna che vorrei

-Vorrei condividere con tutti i sardi, con chi ha scelto la nostra isola per lavoro, per amore, per caso, per curiosità, per affetto, un sentimento ormai consolidato dentro di me, sul legame e sul senso di appartenenza a questa terra di questi tempi avara di benessere moderno o “consumistico”, ma altrettanto generosa con le sue bellezze naturali (mare e montagna), le bellezze archeologiche ancora da scoprire, valorizzare e far conoscere.
SA LINGUA NOSTRA
La nostra lingua, che vi posso assicurare, è più viva che mai (lo spero ancora!), possiamo farla rivivere soltanto tutti noi, in che modo?  Parlando nel quotidiano e nei nostri rapporti con gli altri. Incominciamo a parlare sempre più spesso in sardo ai giovani, ai nostri figli, amici ecc, come l’abbiamo sentito dai nostri genitori, nonni/e, conoscenti del nostro paese. Quando capita di parlare o incontrare persone di altri paesi della Sardegna, proviamo a parlare in sardo; possiamo valutare se chi ascolta ha capito o no il nostro modo di parlare.
-Abbiamo imparato dai nostri genitori, nonni ecc. a parlare il sardo, nella vita quotidiana. Manca del tutto la formazione scolastica grazie alla quale avremmo potuto acuisire la padronanza completa della nostra lingua. Manca tuttora nelle scuole della nostra Sardegna. Certo, questo è un grosso limite però io penso che tutte le lingue vivono se le persone che in esse si riconoscono le usano per comunicare tra loro. Questa possibilità non ce la può togliere nessuno! Partendo da questa convinzione, nel tempo possiamo rivendicare anche l’insegnamento scolastico che tra l’altro è riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Il sardo che noi parliamo deriva dal latino importato dai romani durante la loro occupazione. Quindi è una lingua neolatina alla pari della lingua italiana, francese, spagnola. Ha le sue regole e a differenza della lingua italiana che si scrive come si legge, si pronuncia in un modo e si scrive in un altro!
-Mi risulta che sono stati promossi corsi specifici per imparare a scrivere in sardo. Sarebbe opportuno che la regione diffondesse le iniziative al riguardo a tutti i livelli. Anche a Genuri sono stati fatti dei corsi di lingua sarda e tra i docenti c’era il prof. Francesco Casula, studioso e scrittore della nostra isola.
-Questa è una delle tante cose della "Sardegna che vorrei".

Sardo sono

mercoledì 29 ottobre 2014

I nostri tesori

Noi sardi, avendo subito sempre invasioni straniere, abbiamo perso (o rinunciato?) una parte della nostra storia o, forse abbiamo permesso loro (per incapacità nostre oppure perchè lo straniero di turno era troppo forte) di scrivere la nostra storia secondo i loro interessi economici, la loro lingua e cultura.
Il tesoro più grande che non potrà mai esserci sotratto è la nostra civiltà che più di ogni altra ci caratterizza e cioè le migliaia di nuraghi sparsi per tutta la Sardegna. Su questo tesoro io credo che non dobbiamo più permettere intromissioni, saccheggi, abbandono, incuria ecc.
Questa civiltà che va dal 1800 a. C. fino al 238 a. C., è stata la più moderna per l’epoca per inventiva e per capacità tecnica. Questi nostri antenati, provenienti da tutto il Mediterraneo, li immagino portatori ognuno di conoscenze e capacità proprie che poi nel tempo, immagino, si sono come “fuse” dando poi origine a una volontà unitaria capace di produrre qualcosa come otto – nove mila nuraghi.
Salvaguardare quest’enorme patrimonio non è cosa semplice; tuttavia ci dobbiamo provare e credere! Condivido le iniziative di nur – net e il Mistero dei nuraghi che possono essere visitati in iternet o su facebook.
Personalmente, mi offro nel mettere a disposizione la mia passione e amore per la Sardegna che solo i sardi possono salvarla e proteggerla.

Sardo sono

martedì 30 settembre 2014

C'era una volta

Ormai, tutto ciò che si rifà al nostro passato, viene “rincorso” o si prova a riscoprirlo. Molti paesi della Sardegna promuovono sagre, rievocazioni a tema.
Mi permetto tuttavia, di rilevare che quanto viene rievocato dev’essere autentico e legato a una tradizione alimentare, al matrimonio, al divertimento, alla musica, al canto, a un mestiere ecc. ecc.
Ecco alcuni esempi:
Pane immerso nell’uovo e fritto in olio d’oliva (“pani indorau”) fregola di semola (“fregua”), lumache (“sinzicorrus”), “pecora in cappotto”, dolci con la ricotta (“pardulas”), dolci con le mandorle (gli amaretti), ravioli con la ricotta (“culurgionis”), pane – formaggio e vino a…volontà (“pani – casu e binu a rasu”), la vendemmia (“sa binnenna”), per non parlare delle manifestazioni nei paesi o villaggi vicino al mare, la sagra del tonno, del mugine (“mugheddu”), dei ricci, il tutto cucinato in mille maniere, da… leccarsi i baffi! 
Queste iniziative, sono di grande aiuto all’economia isolana; fanno incontrare popolazioni di diversi paesi della Sardegna, si conoscono e si confrontano le abitudini alimentari, si può parlare in sardo nelle sue varianti locali ma, con un po’ di attenzione e pazienza, si riesce tra sardi di diversa provenienza a comunicare e approfondire quel legame che ci fa sentire…sardi!
A queste manifestazioni, ovviamente partecipano anche cittadini di altre regioni e cittadini stranieri; con la nostra proverbiale ospitalità (che può essere migliorata), abbiamo le carte in regola per lasciare in loro un ricordo tale da invogliarli a ritornare.
Il turismo se non c’è ospitalità che cos’è?

sardo sono

martedì 23 settembre 2014

Desiderio di sovranità

I fatti di Capo Frasca (esercitazioni militari che hanno causato un vasto incendio nella zona) e il referendum in Scozia riguardante la secessione o meno dal Regno Unito, hanno risvegliato l’attenzione e aspirazione dei popoli desiderosi di ottenere l’indipendenza e/o sovranità dagli stati centrali sotto i quali ora si trovano.

I sardi (tra questi popoli) hanno nel loro DNA l’aspirazione all’indipendenza, che significa possibilità di decidere da soli il proprio futuro e questo non è un capriccio o un atto di superbia ma la consapevolezza che, dopo aver subito nel corso della storia, ogni genere di soprafazione, vogliono essere padroni e protagonisti del proprio destino.

La nostra lingua è uno strumento formidabile, che possiamo e dobbiamo sfruttare per comunicare e condividere la nostra identità e senso di appartenenza. Tale strumento però, spetta a noi utilizzarlo e diffonderlo in ogni occasione e tra le nuove generazioni.

L’opinione secondo la quale il sardo del campidano (per fare un esempio) non comprende quello del logudoro o, quello della barbagia o di altra zona, a mio parere, è falsa! Certo, capisco che la parlata è differente ma ciò ci sembra complicato perché non la pratichiamo! Provate a parlare il sardo della vostra zona con un sardo di un’altra provincia. Vedrete che dopo qualche difficoltà capirete tutto.

sardo sono

sabato 20 settembre 2014

tradizione e nazione

Ho assistito alla festa in onore del Santo patrono a Dorgali (NU). Il comitato organizzatore offriva una bevanda, un dolce tipico, e biglietti di una lotteria al prezzo di un euro l’uno. Ho saputo che una volta per questa festa si prevedevano otto giorni di balli in piazza!  Oggi invece, solo tre giorni.

Non c’erano gruppi in costume tradizionale, né complessino o altro musicista né cartelloni con gli sponsor o roba del genere. La piazza completa di gradinata per il pubblico da una parte; dal lato opposto c’erano due casse acustiche, un microfono, e un computer con alcuni cd, tutti rigorosamente di musica da ballo sardo tipica della zona.

La gente del paese, di tutte le età un po per volta è scesa in piazza a ballare  il ballo sardo, nelle sue varianti musicali e locali. È stato uno spettacolo genuino, semplice e mi ha fatto ricordare quando da adolesente e prima gioventù, a Genuri il mio paese, tutti quanti (o nella grande maggioranza) si divertivano per alcuni giorni sia con il ballo sardo che con altri tipi di ballo italiano (ricordo che i grandi lo chiamavano “ballo civile”!).

In particolare, mi hanno colpito i ragazzi e le ragazze di tutte le età (c’erano anche bambini di cinque – dieci anni) ballare il ballo sardo sia tra di loro, sia in compagnia degli adulti che insegnavano loro i passi e il ritmo. Bello ed emozionante!

Ho visto la gente divertirsi e, secondo me, vi era la voglia di portare avanti la tradizione popolare unita all’identità comune (la nostra lingua e la nostra Sardegna) che poi ti fa sentire nazione.

sardo sono

mercoledì 10 settembre 2014

L'isola che c'è - cinque

In merito alle ultime vicende relative alle esercitazioni militari, vorrei proporre alla attenzione di tutti i fatti accaduti nelle campagne di Orgosolo nel 1969. È la dimostrazione che se i sardi si mobilitano in nome di un obiettivo chiaro, vincono; è anche la dimostrazione che le forze politiche istituzionali non sempre (!) sono dalla parte dei sardi, ma sono al traino dei partiti nazionali.

I fatti di Pratobello
Pratobello 1969 racconta la rivolta popolare degli orgolesi contro l'occupazione militare di 13 mila ettari di pascoli. È la storia di un mese frenetico e senza sonno, di una lotta senza partito che vincerà sulle migliaia di soldati e sulle decisioni prese a Roma. Tutto ha inizio il 27 maggio 1969 quando sui muri ancora spogli di Orgosolo compaiono dei manifesti intestati alla Brigata Trieste. Il testo impone ai pastori e ai braccianti agricoli che lavorano in territorio di Pratobello di abbandonare la zona e trasferire il bestiame altrove. Perché per due mesi il terreno da pascolo sarà un poligono di tiro. A questa notizia se ne aggiunge un'altra, non ufficiale, che circola in paese: quello che il Governo italiano chiama "poligono temporaneo" mira in realtà a diventare un campo di addestramento e tiro permanente.

Il 9 giugno, 3500 orgolesi iniziano l'occupazione dei campi. Donne, uomini e bambini, affrontano i militari faccia a faccia. Non si verifica nessun episodio di violenza ma qualcosa di molto più forte. Le donne raggiungono i soldati, li guardano negli occhi, iniziano a parlare. Spiegano loro cosa hanno in testa. «I militari - spiega Nanni Moro del Circolo - iniziano a vedere con gli occhi della popolazione». Gli abitanti corrono sotto il sole giorno dopo giorno per tenere occupato l'esercito e impedire le esercitazioni. È una rivolta senza sangue. Dai manifesti che chiedono 'concimi, non proiettili' nasceranno i primi murales.

I giornali fanno il gioco del Governo perché nessuno deve sapere che la gente può dire no alle servitù militari. Il 26 giugno la vittoria arriva ma i partiti e i sindacati fanno fare uno scivolone alla lotta. Il poligono di tiro non sarà permanente ma per due mesi si sparerà: quella del ventisei è una serata di stanchezza e la promessa d’indennizzi ai pastori fa il resto. La vittoria arriva ma si porta dietro quest'ombra scura. A sottolineare che la lotta, quella vinta, è tutta del popolo, mentre gli accordi, i compromessi e le figuracce, vanno ai partiti, sindacati e giornali di allora.

sardo sono



domenica 7 settembre 2014

Sardegna e identità

Quando penso all’identità nazionale, penso agli americani con la loro bandiera, ai francesi, ma soprattutto all’Italia e a noi italiani, ancora in ritardo nella condivisione di questo valore e sentimento invisibile ma fondamentale per essere nazione.
Questo valore e sentimento è invece molto radicato in noi sardi, riferito  alla nostra Sardegna, che però non riesce a prevalere sulla nostra antica abitudine di essere “pochi e divisi” come ci volevano i catalano – aragonesi, i piemontesi fino all’unità d’Italia e tutt’ora in voga con l’attuale stato centrale, ma con qualche sagnale (finalmente!) di presa di coscienza sulla nostra specificità storica.
L’identità nazionale non è, secondo me, in contrasto con la nostra identità sarda. Noi ci sentiamo soprattutto sardi perché l’Italia non riconosce la nostra specificità, la nostra lingua, più antica della lingua italiana, e derivata anch’essa dal latino e, non ultime, le nostre tradizioni.
Sentirci prma di tutto sardi e magari poco italiani come spesso mi è capitato di sentire, alimenta un’opinione negativa nei nostri confronti. Penso che la nostra identità sarda, la dobbiamo coniugare a quella nazionale, esprimendoci senza complessi, quando è possibile, con la nostra lingua nelle varianti imparate dai nostri nonni e genitori.
Più i sardi parlano il sardo, più diventano protagonisti e consapevoli delle proprie origini; l’insegnamento della lingua sarda poi sarebbe un risultato straordinario. In questo però, ci dobbiamo credere tutti!

sardo sono

sabato 6 settembre 2014

Sardegna e servitù

Per la sua centralità nel mediterraneo occidentale, la nostra terra è da sempre oggetto di occupazione militare ed economica. La Sardegna e i sardi, dopo tanti secoli di occupazioni e sconfitte, si sono abituati e rassegnati a questo stato di cose.
Tuttavia, il sentimento che ci lega alla nostra terra è sempre presente nel nostro modo di essere. Il collante principale penso sia la lingua che, pur con tutte le sue varianti locali, riesce a trasmettere ad ogni sardo il valore dell’identità che ci rende diversi dai nostri concittadini italiani. 
Quanto accaduto negli ultimi giorni a Capo Frasca durante alcune esercitazioni militari (esplosione di una bomba e successivo incendio della macchia mediterranea) conferma che il raporto tra la Sardegna, i sardi e lo stato centrale è di totale sottomissione (il termine non mi piace, ma rende l’idea!). In questo caso, penso che bisogna essere più realisti del re; esprimo quindi il mio pensiero:
1-le esercitazioni militari e con esse i territori necessari alle stesse, fanno parte dei piani di difessa dell’Italia di cui noi facciamo parte e da queste non possiamo prescindere;
2-noi sardi, pur essendo profondamente legati alla nostra terra, siamo rappresentati da una classe politica espressione dei partiti nazionali. Tutte le forze politiche sarde, a mio parere, sono a traino di quelle nazionali e finiscono per essere dei “guardiani” dello stato centrale; a parole, si schierano dalla parte dei sardi ma come sempre passata la bufera, torna tutto come prima!
3-lo stato centrale deve riconoscere alla Sardegna e ai sardi la continuità territoriale reale, significa che i trasporti, l’energia, l’istruzione, il lavoro ecc. deve tenere conto dei costi aggiuntivi e minori opportunità di crescita per chi risiede nella nostra isola rispetto ai nostri concittadini delle altre regioni.
4- il fattore che impedisce di ottenere dei risultati è l’ostinata e autolesionista incapacità di ricercare l’unità tra le forze politiche isolane.

sardo sono

giovedì 4 settembre 2014

Ossidiana

Prima della scoperta dei metalli, la Sardegna ha vissuto un lungo periodo di benessere grazie al commercio dell’ossidiana del monte Arci. Le ricerche archeologiche hanno evidenziato una grossa presenza umana nell’attività estrattiva intorno al monte citato.

Da ricerche archeologiche, sono diversi giacimenti in prossimità degli attuali paesi di Pau, Masullas, Marrubiu, Morgongiori. Si sono riscontrati oltre settanta centri di lavorazione a un’altitudine media di 319 metri tutti intorno al monte Arci. Questi dati danno l’idea di quanta attrazione esercitasse su quelle genti, questo prezioso materiale.

Immagino una moltitudine di persone, di età diverse, con animali domati, al seguito, carri attrezzati per il trasporto del minerale che alimentava non solo il mercato interno ma anche quello esterno verso la Corsica, la Toscana, la Provenza (Francia meridionale), in concorrenza (forse) con le produzioni dell’Italia meridionale e della Sicilia (Eolie).

L’ossodiana, definita da alcuni studiosi, l’oro nero dell’antichità, era il risultato delle eruzioni vulcaniche con grandiose colate basaltiche avvenute diversi milioni di anni fa, si prestava a molteplici usi nella vita quotidiana. Era dura come il vetro con spigoli taglienti e quindi adatta a tagliare e incidere e, non ultimo, alla fabbricazione di armi (punte per frecce) per la caccia e difesa personale.

Immagino il nucleo familiare o clan organizzato secondo esigenze di sopravivenza e difesa da animali feroci e genti o clan o tribù ostili; i nuclei abitativi erano in genere privi di opere di difesa a conferma di società pacifiche in generale.

Alla prossima puntata!

sardo sono

mercoledì 3 settembre 2014

L'isola che c'è quattro

Propongo all’attenzione di tutti alcune note tratte dal libro “La civiltà dei sardi” del prof. Giovanni Lilliu:

1- la scarsa popolazione, in ogni tempo, del suolo sardo dipende anche dal basso potere di attrazione del litorale isolano che non ha favorito quel fenomeno di colonizzazione e di popolamento caratteristico della Sicilia e della Magna Grecia.
2- sulla costa orientale si trova Punta Orrolatzi che precipita sul mare per 757 metri. Questo dorso si staglia sul mare come un bastione ostile al navigante che viene dall’est dissuadendolo dall’incontro con le genti che vivono dietro quella barriera chiuse come in un carcere.
3- fuamvano i vulcani contro i cieli di silenzio e di luna; vasti incendi spontanei di foreste (quali si sono potuti riconoscere nella grotta di ziu Santoru – Dorgali) illuminavano le notti senza uomini. Ma, un giorno questi arrivarono dal mare: chissà, un pugno di avventurieri sbattuti dalla tempesta, o lasciatisi guidare dalle correnti marine?
4- Scartata la venuta per mare, resta la spiegazione che l’isola fosse stata raggiunta via terrestre, attraverso un ponte “continentale”. Il periodo glaciale del Riss (200.000 anni), che provocò l’abbassamento del livello del mare di circa 200 metri (peraltro la fossa tra Corsica e isole Toscane profonda almeno 390 metri) è quello che incontra minori difficoltà a essere accettato per il passaggio dell’uomo dal continente alla Sardegna (si badi la Sardegna settentrionale).

L’isola che c’è da appuntamento alla prossima puntata.

sardo sono

martedì 2 settembre 2014

L'isola che c'è - tre

Le genti arrivate in Sardegna in epoca neolitica (detta anche eta’ della pietra levigata), non conoscevano “l’arte” della guerra. L’archeologia di quel periodo non evidenzia costruzioni a scopo di difesa. Le genti, possiamo immaginarle, dedite alla caccia per procurarsi il cibo, alla ricerca e raccolta di frutti vari disponibili in natura per i membri della famiglia o del clan o magari della tribù.
L’approdo frequente di genti provenienti da oriente (ad esempio dalla penisola greca) o da sud (per intenderci dalle coste dell’attuale Libia, dalla Tunisia), portava pure conoscenze sulle tecniche di coltivazione del grano, dell’orzo ecc.; come addomesticare certe specie di animali utili sia per il lavoro nei campi sia per l’alimentazione.
Risorsa di vitale importanza e fondamentale nel loro cammino verso il miglioramento delle condizioni di vita, era il fuoco scoperto ormai da molti secoli (scoperta causale?), tanto preziosa quanto devastante per la sua capacità distruttrice.
Avere sempre a disposizione la fonte di calore, quindi sempre il fuoco acceso, per scaldarsi e per cucinare (sappiamo che i primi abitanti cuocevano il pane su pietre arroventate), era un’esigenza vitale, primaria, nella quotidianità della vita.
L’isola che c’è da appuntamento alla prosima puntata!

Sardo sono

lunedì 1 settembre 2014

L'isola che c'è - due

Le genti che approdavano nella nostra isola, le immagino mentre s’inoltrano verso l’interno su sentieri naturali, fermarsi in luoghi ricchi di selvaggina, di frutti naturali, di acqua, ripari naturali (caverne, grotte).
I capi famiglia o clan dediti alla caccia, alla difesa del luogo del momentaneo riparo, le donne dedite alla conservazione dei cibi, alla preparazione e mantenimento del fuoco, indispensabile alla vita di comunità o clan.
L’approdo sulla costa della nostra isola doveva essere vissuto dalle genti come una sorta di “liberazione” dalle acque. L’istinto di sopravivenza li spingeva a cercare un riparo per difendersi dalle intemperie, dagli animali, dalle condizioni ambientali. La paura, componente da cui l’uomo di qualsiasi epoca non può prescindere, accompagnava i loro peregrinare in luoghi sconosciuti, ma costretti dalla necessità di cercare e trovare luoghi migliori.
Quelle genti lottavano quotidianamente per adattare, regolare e modificare l’ambiente in cui si trovavano per l’istinto di sopravivenza. Le grotte naturali usate nei primi tempi, si accorsero che non bastavano più; spazi spesso angusti, umidi, freddi, presenza di animali pericolosi.
Immagino che si posero il problema di realizzare dei ripari più adatti alla vita di tutti e dei loro beni al seguito (animali, viveri). Per fare ciò, bisognava passare da una vita nomade a una vita sedentaria. In questo modo era possibile esplorare il territorio e individuare il luogo più adatto alla vita.
L’isola che c’è da appuntamento alla prossima puntata!

sardo sono

venerdì 29 agosto 2014

L'isola che c'è

Situata al centro del Mediterraneo occidentale, la Sardegna è sempre stata un crocevia di flussi migratori provenienti dall’Africa del nord, dalle coste occidentali (Baleari, penisola Iberica, Francia meridionale), e dall’oriente (Grecia, Asia Minore (o Turchia) Cipro, Creta, Libano, Israele, antico Egitto).
Nel corso di millenni prima e dopo l’avvento del cristianesimo, le genti arrivarono da più parti. Teniamo presente che la Corsica (un tempo, unita alla Sardegna, parliamo però di venticinque milioni di anni fa!) è separata dalle bocche di Bonifacio, larghe circa dodici km; la distanza dalla costa toscana (monte Argentario) è di 188 km; dalle isole Baleari 315 km; dalla costa africana 180 km; dalla Sicilia 278 km.
I primi abitanti, si ritiene che provenissero dalla penisola italiana (arcipelago toscano); ma non è da escludere a priori una provenienza dall’Africa del nord, date le distanze identiche a quelle dalla costa toscana.
Quelle genti trovarono un ambiente ricco di boschi, di frutti naturali e di animali da cacciare. Dalle indagini archeologiche, esse erano dotate di armi tipo archi e frecce utili sia per la cattura degli animali con cui nutrirsi, sia per la difesa personale in caso di conflitti con tribù o clan ostili.
Quell’ambiente non è più possibile ricostruirlo soprattutto per mancanza di fonti scritte e per le difficoltà nelle indagini archeologiche, complesse, lunghe e costose.
Dagli studi effettuati, si ritiene che in quel periodo (parliamo di circa quattro – cinquemila anni fa), piovesse molto di più dei nostri tempi e soprattutto l’isola aveva sicuramente ampie zone disabitate e quindi con grande abbondanza di “ogni ben di Dio”.
L’isola che c’è da appuntamento alla prossima puntata.
Un saluto da

sardo sono

giovedì 14 agosto 2014

Nessuno è perfetto, però…

-E’ di qualche giorno fa la notizia della morte di Robin Williams. Il suo talento non si discute. Anch’io come tanti altri mi sono divertito ed emozionato quando ho visto i suoi films. Molto divertente, ad esempio, la commedia dove lui si traveste da governante per stare vicino ai suoi figli!  (Mrs. Doubtfire.).

-Ogni volta che scompare una persona famosa, i mezzi di comunicazione danno grande risalto alle doti e ai meriti dello scomparso e tendono a mettere in secondo piano altri aspetti della sua vita, meno “interessanti”.

-Mi chiedo sempre quali sono le ragioni o cause che spingono una persona dotata di talento e capacità, a condurre una vita all'opposto dell’immagine che noi riceviamo, e cioè una vita in cui si fa uso di tutto ciò che può nuocere alla salute fisica e morale.

-Non ho nessun titolo per giudicare queste persone; ogni uomo o donna può scegliere di vivere come crede.

-Se penso però a ciò che hanno prodotto (in questo caso i film ricchi di principi sani, ironia ecc.), non posso non restare deluso per come hanno vissuto, come se questa vita non valesse la pena di viverla.

Un saluto da

sardo sono

sabato 9 agosto 2014

I Giudicati

Tutti noi sardi abbiamo sentito parlare o magari studiato, dei Giuidicati che rappresentano una pagina importante della nostra storia. I Giudicati si formarono probabilmente intorno all’anno mille o forse, anche qualche secolo prima. In quegli anni, la Sardegna era sotto il dominio dell’impero romano d’oriente, noto anche come impero bizantino dal nome della capitale Bisanzio l’attuale Istanbul.
In tale periodo, Bisanzio era impegnata militarmente contro i persiani e musulmani e ciò le impedì di occuparsi della Sardegna, che era governata da suoi funzionari, fu abbandonata a se stessa. In mancanza di collegamenti, i funzionari (noti con il termine di arconte o protospatario), si organizzarono autonomamente creando nel tempo le condizioni politiche per la nascita d’istituazioni indipendenti fino a diventare regni sovrani, o Giudicati.
La dinastia inziale di questi sovrani o giudici (judex) è nota come Lacon Gunale e governava su tutta la Sardegna. Da questa, deriveranno altri rami come i Lacon Serra, e Lacon Massa.
La storia dei Giudicati è carente dal punto di vista documentale  e ciò è fonte di incertezze e oponioni divergenti tra gli storici.

Sardo sono

sabato 26 luglio 2014

Guerra e pace

Il conflitto tra palestinesi e israeliani dura ormai da tanti anni e non c’è una soluzione! Almeno questa è la realtà attuale. A rimetterci, come sempre, sono coloro che non hanno colpe, da ambo le parti. E’ patetico il ruolo dell’Onu che, è normale, non ha nessun potere decisionale. Le grandi potenze, poi, tirano l’acqua al proprio mulino! E cosi vincono i “signori della guerra” soprattutto perché vendono armi a tutti.
Grande rispetto e solidarietà ai palestinesi che hanno una forte identità etnico-culturale e hanno diritto a vivere nei territori dei loro padri; ma, anche Israele, ha il diritto di vivere nei territori dei loro padri. La pace chiede un prezzo che devono pagare entrambi:
1) reciproco riconoscimento alla propria esistenza;
2) reciproca rinuncia alla violenza;
Partendo da queste due condizioni, iniziare un percorso in comune per la pace.
Un saluto e un auspicio da

Sardo sono

venerdì 25 luglio 2014

IL DOVERE DI GOVERNARE

L’Italia di questi tempi, si dibatte tra mille emergenze che, ormai, chiamarle con questo termine sta diventando riduttivo! In sintesi, ecco solo alcune di queste emergenze:
1) crisi economica che morde tutti e le previsioni lasciano al quanto a desiderare;
2) immigrazione che ormai si può paragonare a un esodo e l’Italia da sola ha fatto e sta facendo più di quello che le sue risorse le consentono di fare. La scelta di accogliere tutti questi disperati (operazione Mare nostrum) è più grande delle nostre possibilità. L’Europa cosa sta facendo? In particolare Spagna e Francia cosa fanno di concreto? Ve lo dico io: chi si avvicina alle loro coste è respinto senza tanti complimenti!
3) i politici sono impegnati tra riforme costituzionali (che parte dell’opposizione non vuole), autorizzazioni all’arresto di parlamentari sotto accusa, riduzioni di spesa (molte parole, pochi fatti), ricerca feroce di nuove fonti da tassare ecc. Vi ricordate la SPENDING REVIEW (OVVERO RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA)? Che belle (balle) parole! Il paese “reale” vuole risultati.
4) E’ di questi giorni la protesta dei dipendenti di camera e senato (tanto per non farci mancare nulla!), perché il governo ha deciso di porre un tetto massimo alla retribuzione di questi dipendenti. L’importo massimo proposto è di € 240.000 lordi all’anno per la retribuzione più alta. Ci sono dipendenti che prendono più del Presidente della Repubblica! Questa “casta”, ovviamente ha deciso di scioperare. Spero che non chiedano la solidarietà di migliaia di disoccupati, degli esodati, di quanti hanno appena perso il lavoro oppure di quelli che sono in cassa integrazione e non vedono un € da parecchi mesi; per carità di patria non cito le tantissime altre situazioni di disaggio e povertà in cui vivono tanti italiani.
Matteo!  AJO’ MOVIDINDI
Un saluto da

Sardo sono

sabato 5 luglio 2014

Incendi in Sardegna

E’ arrivata l’estate e, come di consueto, assistiamo alla solita strage ambientale, ossia agli incendi dolosi (di solito). Per non farci mancare nulla, d’inverno le alluvioni e adesso d’estate… “su fogu, abrusciad totu su chi acatad.” Brucia tutto ciò che trova nel suo cammino.
- Come ogni sardo (credo), provo tanta amarezza e rabbia nel vedere la nostra isola “vittima” degli incendi appiccati solo per distruggere o (nella migliore delle ipotesi), incendi per incuria, imperizia e ignoranza (da cui scaturisce l’invidia, la gelosia, il gusto della distruzione ecc.).
- Gli incendi come le alluvioni sono eventi provocate quasi sempre dalla mano dell’uomo: si pensi, ad esempio, cosa comporta la mancata pulizia del sottobosco intorno agli alberi secolari alle querce, alla macchia mediterranea; per non parlare dei corsi d’acqua dove si trova immondizia abbandonata perché non si sapeva (o non si voleva) il modo di smaltirla.   
- Il fuoco oltre a distruggere il bosco, provoca la morte di tante specie di animali; altera l’ecosistema, elimina risorse utili alla comunità come la legna, la fauna di varie specie, a danno dell’attività della caccia e non solo.
- Provoca le frane e le inondazioni in caso di piogge abbondanti, perché mancando gli alberi, l’acqua non trova ostacoli e trascina tutto ciò che trova.
- Il mio sogno è vedere le estati senza evacuazioni di disperati circondati dalle fiamme o dall’acqua in inverno; vedere persone che si godono l’ombra delle nostre piante secolari, magari vicino a una sorgente di acqua fresca da bere; vedere le persone andare nei boschi per funghi, asparagi; vedere l’attività della caccia svolta nel rispetto della natura e ricca di soddisfazioni per i cacciatori; considerare la nostra isola, una parte del nostro cortile o soggiorno sempre in ordine e sicuro; vedere i nostri rappresentanti politici (TUTTI) dare l’esempio in prima persona, sempre!
Un saluto da

Sardo sono

mercoledì 25 giugno 2014

Mondiali di calcio Brasile 2014

Italia – Uruguay: 0 – 1.
L’Italia è stata inferiore alle attese, anche se l’arbitraggio ci ha danneggiato; ma questo a mio avviso è secondario. Da modesto appassionato di calcio, vorrei fare alcune considerazioni:
1- Balotelli è stato investito di una responsabilità più grande di lui. Mi chiedo se un giocatore che fa parlare di se non per i gol che fa ma per il suo stile di vita, le sue stro…te, può essere preso come esempio? Può aspirare a diventare il leader di una squadra? Certa stampa e certi giornalisti hanno parlato di un Balotelli che poteva “pendere per mano la squadra” (cessu! Cessu! Esclamazione in sardo che significa, circa “che disastro!”.)
2- Il materiale umano di questa nazionale (soprattutto nel senso collettivo), è da considerare non all’altezza della competizione. I fattori tipo arbitro, umidità, caldo, fuso orario, sono, sempre a mio parere, non determinanti ai fini dei risultati (con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte).
3- Questi calciatori avrebbero dovuto giocare molto più spesso assieme, fare ritiri più frequenti. Ma, su questo, penso che non fosse compatibile con tutte le gare di campionato, e altre competizioni delle squadre di club. Pertanto… questo è il risultato.
4- Le possibiltà di questa squadra erano note sicuramente allo staff tecnico che, è la mia impressione, avrebbe dovuto essere più realista, invece di dichiarare: “È una squadra competitiva”; “vedrete, vi sorprenderemo”; “abbiamo condotto una preparazione…”; e via di questo passo.
5- Al prossimo mondiale li facciamo…neri.
Un saluto da

Sardo sono

mercoledì 28 maggio 2014

Atrus annus

Ai miei tempi il compleanno raramente si festeggiava. Papà e mamma si ricordavano della data; mi dicevano: «oi has fattu is annus, beni a noi puita ti depu tirai is origas»! traduzione: oggi hai compiuto gli anni, vieni qua che ti devo tirare le orecchie! Si tiravano ovviamente in modo scherzoso tante volte quanti erano gli anni compiuti.
Il 23/maggio/2014 mia nipotina Luisa Sofia ha compiuto quattro anni. La sua mamma e suo papà hanno voluto festeggiare l’avvenimento invitando i bambini che frequentano l’asilo assieme a Luisa Sofia. È stata un’idea geniale; sono venuti numerosi bambini e rispettive mamme e c’era anche nonno Armando (indovina chi è?), nonna Flavia, nonno Valentino, la zia Gabriella, amici e bambini, i veri protagonisti della festa! Luisa Sofia ha ricevuto numerosi regali e…attenzioni da parte di grandi e picini!
I nonni Armando, Flavia e Valentino (nonno paterno) hanno partecipato alla festa assaggiando le delizie preparate per l’occasione, osservando con gioia sia Luisa Sofia sia gli altri bambini, facendo qualche foto e ricordando ogniuno (forse) il proprio compleanno a quell’età.
Atrus annus!
sardo sono


domenica 18 maggio 2014

La solita minestra

Ogni volta che ci sono elezioni (tutte le specie), assistiamo alla solita propaganda a base di promesse, che non si possono mantenere, attacchi alla persona ed episodi su fatti estranei alla competizione elettorale; non ho sentito deputati del parlamento europeo uscenti presentarsi davanti agli elettori e dire: «durante il mio mandato di deputato ho presentato, votato, o sostenuto i seguenti provedimenti che hanno prodotto i seguenti benefici per il mio paese». Secondo me è questa la vera democrazia: rendere conto agli elettori di ciò che si è fatto o non fatto. Invece assistiamo alla solita propaganda con annunci a chi la spara meglio o più grossa. Andare a votare è sicuramente importante e giusto, ma se ogni volta che vado a votare accade poi, per infiniti di motivi e scuse, il contrario…andare a votare è giusto ma a queste domande chi risponde?
Saluti

sardo sono

giovedì 1 maggio 2014

Sant'Efis; in italiano Sant'Efisio

Nacque ad Elia, alle porte di Antiochia, in Asia Minore (odierna Turchia), intorno alla metà del 3° secolo da madre pagana e padre cristiano.
Fu arruolato da Diocleziano per combattere i cristiani ma durante il viaggio in Italia si convertì al cristianesimo. Rivelò egli stesso a Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana. Venne imprigionato, torturato e ucciso sul patibolo il 15/gennaio/303 dove sorge la chiesa a lui dedicata nel comune di Pula, vicino all’antica città di Nora.
-I festeggiamenti si tengono due volte all’anno: il 15/gennaio, la chiesa ne ha fissato la memoria liturgica;
-il primo maggio, la festa grande, quando la statua del santo viene portata in processione dalla chiesa di Stampace – Cagliari,  fino al luogo del suo martirio per sciogliere un voto fattogli dalla città di Cagliari nel 1656, affinché la liberasse dalla peste.
-Il giorno di Pasquetta, la statua viene portata dalla sua chiesa di Stampace sino alla Cattedrale per sciogliere un altro voto, quello risalente al 1793, quando la città venne bombardata dalle navi da guerra della Francia rivoluzionaria.

-Il 12/maggio/2011 le reliquie del santo vengono consegnate alla città di Cagliari, fino ad allora custodite a Pisa.
Buon Sat'Efis a tutti!!
sardo sono

lunedì 28 aprile 2014

«Sa die de sa Sardigna» LEGGE REGIONALE 14 settembre 1993, n.44

-E’ una festa istituita dal Consiglio Regionale il 14 settembre 1993 nominandola festa del popolo sardo. La festa vuole ricordare la sommossa del 28 aprile 1794 che costrinse alla fuga da Cagliari il viceré Balbiano e le altre autorità piemontesi.
Cause scatenanti
-Nel 1793 l'esercito repubblicano francese aveva cercato di invadere la Sardegna per poter controllare il Mediterraneo occidentale. La Francia repubblicana era allora vista come una potenza in ascesa. La Sardegna era passata alla casa Savoia agli inizi del XVIII secolo dopo secoli di dominazione spagnola. I Savoia e il governo piemontese (che aveva sede a Torino) non erano stati in grado o non avevano avuto intenzione di approntare le difese della Sardegna in vista di questa temuta invasione francese. I sardi tuttavia organizzarono un esercito di volontari reclutati dai villaggi e dalle città e il cui equipaggiamento venne pagato da volontarie donazioni delle figure più importanti nella società sarda (tra questi il vescovo di Cagliari e il magistrato della Reale Udienza Giovanni Maria Angioy). Nel Gennaio del 1793 una flotta francese arrivò nel Golfo di Cagliari.
-Appena in vista di Cagliari i francesi inviarono una delegazione a riva per trattare le condizioni di resa, ma questa delegazione venne respinta immediatamente. I francesi allora bombardarono Cagliari dal mare (alcune delle palle di cannone francesi sono ancora visibili sul muro di Palazzo Boyl nel quartiere di Castello a Cagliari). Nonostante un massiccio bombardamento la città resistette e l'esercito sardo prese coraggio. I francesi si prepararono allora allo sbarco e ad una invasione. Lo sbarco delle truppe avvenne nella località di Margine Rosso, attualmente facente parte del litorale di Quartu S. Elena.
-L’invasione non ebbe successo e Il 14 Febbraio 1794 i francesi imbarcarono le truppe e abbandonarono il piano di conquistare Cagliari. Nel nord della Sardegna, truppe provenienti dalla Corsica e guidate dal giovane Napoleone Bonaparte avrebbero dovuto iniziare la conquista del nord dell'isola ma anche queste furono respinte.
La ribellione
-Sostiene il Manno che la data iniziale della ribellione decisa dai cospiratori fosse quella del 4 maggio, giorno del rientro della Sagra di Sant'Efisio nella città di Cagliari e perciò giorno di assembramento di masse. Secondo il Manno la scoperta da parte del Viceré dei piani della sommossa fecero però anticipare la ribellione alla notte tra il 28 e il 29 aprile.
-Quello che è accertato è che verso l'una del 28 Aprile 1794, un gruppo di soldati proveniente dalle caserme del quartiere di Castello si avviò nel quartiere di Stampace verso la casa dell'avvocato Vincenzo Cabras per arrestarlo con l'accusa di sedizione contro lo stato. Con lui per errore fu arrestato Bernardo Pintor, scambiato per il fratello Efisio. Mentre venivano condotti verso Castello Efisio Pintor e Vincenzo Cabras incitavano il popolo alla ribellione. Per tutta risposta un gruppo di popolani armati cercò di sfondare una delle porte di Castello, altri ribelli diedero fuoco alla porta di Sant'Agostino. Qui grazie ad una breccia riuscirono ad entrare a Castello e disarmarono i soldati messi a proteggere la porta. Nel frattempo le campane di Stampace di Marina e di Villanova suonavano e incitavano il resto degli abitanti alla ribellione.
-I soldati piemontesi una volta accerchiati si arresero e cercarono rifugio dentro il Palazzo Regio. I rivoltosi riuscirono finalmente ad entrare nel Palazzo ma non trovarono il Viceré che si era rifugiato nel palazzo Arcivescovile, per cui entrarono anche nel palazzo arcivescovile dove catturarono il Viceré e le massime autorità piemontesi. Il 7 maggio il Viceré e le autorità piemontesi furono imbarcati verso il continente.
L'Autogoverno
-In seguito alla rivolta del 28 Aprile, gli Stamenti, che si erano autoconvocati, presero il controllo e l'iniziativa. Cacciati tutti i funzionari piemontesi dalla Sardegna, gli Stamenti e l'altro organo istituzionale sardo, la Reale Udienza (formata da magistrati e giudici) puntarono a ristabilire l'ordine. Gli Stamenti inviarono infatti una dichiarazione al sovrano per giustificare la ribellione e rassicurare il sovrano sul fatto che avevano riportato i moti nell'alveo della legalità.
-Dopo aver cacciato i Piemontesi l'intenzione dei nobili sardi era di creare un nuovo Stato sardo. Ma si ebbero attriti nello scegliere la forma di governo. Giovanni Maria Angioy parteggiava per la repubblica malvista però dagli altri nobili sardi. In seguito a queste discordie i nobili sardi si riappacificarono con la corte piemontese che mandò in Sardegna un nuovo Viceré.
-Si pensi a quante conquiste si sarebbero potute ottenere con una maggiore coesione tra tutte le forze. Principio quanto mai attuale!!!!
-Ovviamente, la storia è stata da me condensata in queste brevi note che, per quanto sintetiche, spero siano gradite e suscitino quanto meno un po’ di curiosità!

Sardo sono

venerdì 25 aprile 2014

IL 25 APRILE – anniversario della Liberazione

-In data di oggi del 1945, l’Italia usciva definitivamente dalla dittatura fascista e i tedeschi nazisti venivano sconfitti e rimandati a casa, grazie alla lotta partigiana e soprattutto alle truppe alleate angloamericane. I protagonisti italiani, sia i vincitori (comunisti, socialisti, repubblicani, cattolici, liberali, azionisti…mi sembra di aver citato tutti!!), che i vinti (fascisti parte in buona fede?  e in parte no) entrambi figli della medesima terra L’ITALIA, si sono combattuti e scontrati in un contesto più grande di loro. Tra i vincitori c’era chi voleva realizzare un modello sociale simile a quello sovietico. La storia invece è andata in tutt’altra direzione perché i grandi della terra avevano concordato le rispettive zone d’influenza.

-Ricordo che in casa i miei genitori con amici e parenti parlavano della guerra, del fascismo, di Mussolini. Papà era “richiamato”, come usava dire lui, alla guerra e faceva servizio nel Sulcis, verso Sant’ Antioco e Carbonia, nella contraerea (mi sembra di ricordare). Raccontava di quando chiedeva di venire in licenza in paese, le difficoltà per ottenere la licenza e soprattutto i mezzi con cui raggiungere Genuri! Le richieste di licenza erano sempre tante e non sempre venivano  date a tutti. La motivazione era che avevano desiderio di vedere i figli piccoli: una volta perchè non stavano bene; una volta perché stava per nascere, e così via. Il comandante, in senso scherzoso, diceva:«voi, volete si andare per vedere i bambini ma soprattutto volete andare per le mamme dei vostri  bambini!». Questo è soltanto una delle tante cose che amava dire papà.

VORREI CHE TUTTI NOI RICORDASSIMO QUESTA PAGINA ATTRAVERSO LO STUDIO OGGETTIVO DEI FATTI SUPERANDO LE CONTRAPPOSIZIONI NELLA PROSPETTIVA DÌ UNA RICONCILIAZIONE NAZIONALE, COME E’ ACCADUTO NEGLI STATI UNITI DOPO LA GUERRA DÌ SECESSIONE (TRA NORDISTI E SUDISTI…TUTTI AMERICANI!!)

VIVA IN 25 APRILE!

Un saluto da

Sardo sono

mercoledì 16 aprile 2014

Gita nel Gerrei

Sabato 12 aprile ho partecipato ad una gita organizzata dall’Università terza età di Sanluri. Giornata con un po’ di pioggia, ma disaggi quasi zero! Le tappe previste: Armungia (paese natale di Emilio Lussu)  e Villasalto nel cui territorio si trova una vecchia miniera di antimonio ormai abbandonata da molti anni.
1) Armungia   visita al Museo Emilio Lussu; al Museo etnografico; al nuraghe monotorre, a fianco del museo etnografico (quindi dentro il paese!); la casa del fabro; la casa natale di Emilio Lussu tutt’ora abitata da un nipote che fa l’artigiano tessile (tappeti sardi e simili).
2) Villasalto  visita alla miniera di antimonio ormai abbandonata.
-Sono rimasto colpito dal territorio, formato in gran parte da monti con altitudine da seicento a ottocento metri sul livello del mare; da strade con tante curve, tornanti, salite discese…sempre!! Poco adatte a chi soffre di mal d’auto (anche se a questo, in genere, c’è qualche rimedio). -Il territoio si presenta scarsamente abitato, penso per le ragioni sopra dette. Ma la sardegna è bella anche per questo, o no?
-Il museo Emilio Lussu contiene tantissime foto in formato gigante, tutte a testimonianza della sua vita ed esperienza politica. Emilio Lussu partecipò  alla prima guerra mondiale (1915-18) come comandante (col grado di tenente prima e capitano poi) della Brigata Sassari. Da questa esperienza drammatica, dopo la fine della guerra, acquisì un grande prestigio all’interno della Brigata Sassari (tutti sardi e quindi con un grande spirito di corpo) e pensò di tradurre in un movimento politico con la nascita di un partito ovvero il Partito Sardo d’Azione. Il Museo è tenuto molto bene e consiglio a tutti di visitarlo. Esso rappresenta un periodo molto importante della nostra storia

-La miniera abbandonata di antimonio situata nel comune di Villasalto, ha una storia molto simile a quella delle altre miniere della Sardegna. Il minerale estratto veniva lavorato e fuso da cui poi derivava il prodotto finito. Nel periodo di massima espansione, la miniera contava circa quattrocento dipendenti più le attività di indotto.
approfitto dell'occasione per fare gli auguri di Buona Pasqua a tutti
un saluto da 
sardo sono 

sabato 5 aprile 2014

05.aprile.1910

Mio padre
In data di oggi venivi al mondo! Hai lasciato questa vita dopo 92 anni vissuti con amore, lavoro, sacrifici, dedizione e pazienza. Grazie papà, sei sempre presente nei miei pensieri e ricordi. Un abbraccio ideale mio e della mia famiglia!

lunedì 31 marzo 2014

Carta de logu

CARTA DE LOGU

Capitolo XXI: di chi violentasse una donna sposata

Così scrive il legislatore : Giudicessa  Eleonora  d’Arborea-

“Vogliamo e ordiniamo che se un uomo violenta una donna maritata, o una qualsiasi sposa promessa, o una vergine, ed è dichiarato legittimamente colpevole, sia condannato a pagare per la donna sposata lire cinquecento; e se non paga entro quindici giorni dal giudizio gli sia amputato un piede. Per la nubile, sia condannato a pagare duecento lire e sia tenuto a sposarla, se è senza marito (promesso sposo) e se piace alla donna. Se non piace alla sposa (perché lei non è consenziente), sia tenuto a farla accasare (munendola di dote) secondo la condizione sociale della donna e il rango dell’uomo. Se non è in grado di assolvere ai suddetti oneri, entro quindici giorni dal giudizio, gli sia amputato un piede. Per la vergine, sia condannato a pagare la stessa cifra sennò gli sia amputato un piede”.
Quest’articolo, secondo me è formato da due aspetti che interagiscono assieme. Troviamo la pena prevista per il violentatore, qualora non rispetti gli obblighi a cui deve adempiere; il rispetto verso la donna vittima, sia nel risarcimento previsto e la sua libertà di accettare o meno l’eventuale matrimonio. Trovo quest’articolo molto più moderno di altri articoli scritti e applicati ai tempi d’oggi!!

Eleonora d’Arborea nasce verso il 1340 probabilmente in Catalogna da Mariano de Bas-Serra e Timbora de Roccabertì. Morì di peste forse ad Oristano nel giugno 1403.

un saluto da

Sardo sono

domenica 30 marzo 2014

La sardegna che vorrei

-Vorrei condividere con tutti i sardi, con coloro che hanno scelto la nostra isola per lavoro, per amore, per caso, per curiosità, per affetto, un sentimento ormai consolidato dentro di me, sul legame e sul senso di appartenenza a questa terra di questi tempi  avara di benessere moderno o “consumistico” ma altrettanto generosa con le sue bellezze naturali (mare e montagna), le bellezze archeologiche ancora da scoprire,  valorizzare e far conoscere.
LA LINGUA NOSTRA
-La nostra lingua, che vi posso assicurare, è più viva di quanto possiamo immaginare, possiamo farla rivivere soltanto tutti noi, in che modo?  Parlando nel quotidiano e nei nostri rapporti con gli altri. Incominciamo a parlare sempre più spesso in sardo ai giovani, ai nostri figli, amici ecc. ecc., come l’abbiamo sentito dai nostri genitori, nonni/e, conoscenti  del nostro paese. Quando capita di parlare o incontrare persone di altri paesi proviamo a parlare in sardo; possiamo valutare se chi ascolta ha capito o no il nostro modo di parlare.
-Quello che ho scritto (qualcuno giustamente potrebbe obiettare!) perché non l’ho scritto in sardo? Rispondo in maniera assolutamente sincera: non sono capace! Perché? Semplicemente perché non me l’ha insegnato nessuno come a tutti noi sardi. Comunque penso che  scrivere e parlare in sardo, va benissimo anche a costo di sbagliare. Comunque quando ne ho l’occasione mi metto scrivo e, dico l’importante è capirsi!! Nel vivere quotidiano, in sardo cerco di parlare il più possibile.

-Per imparare a scriverlo so che vengono promossi dei corsi per i quali sarebbe opportuno che la regione diffondesse le iniziative al riguardo a tutti i livelli. Mi risulta  che anche a Genuri sono stati fatti dei corsi di lingua sarda e tra i docenti c’era il prof. Francesco Casula.
-Questa è una delle tante cose della "Sardegna che vorrei".
un saluto da 
sardo sono

giovedì 27 marzo 2014

Il buon padre di famiglia

Il governo ha deciso di mettere in vendita buona parte del suo parco auto nella speranza di guadagnarci qualcosa e non solo; riducendo il parco auto riduce pure le spese di gestione e (spero) anche l’utilizzo per scopi personali da parte di quell’esercito di persone che lo stato ha alle sue dipendenze, utilizzato o inutilizato (fate voi!) non sempre in modo PRODUTTIVO. Ma questo pare che è soltanto l’inizio. Vedremo se il nuovo “comandante” di nome Matteo riusicrà a non essere più pantalone (quelo che paga sempre, come tutti noi). Io glielo auguro come credo tanti italiani; se questo avverrà, passerà alla storia come colui che non fece più pagare a pantalone. Vorrei esprimere sull’argomento alcuni pensieri:
1) Per “ricevere” (e godere) siamo tutti uguali; per dare (e meritare) non siamo tutti uguali. Alcuni sono più…uguali!! (raccomandati, amici degli amici, parenti, figli, nipoti, amanti ecc. insomma dove il merito e le capacità non sono di casa);
1) Lo stato è come una famiglia numerosa allargata dove non tutti partecipano in pari misura alle spese della famiglia; anzi molti componenti aspettano che ci pensi il papà meglio noto con il nome pantalone. Molto spesso quelli che non concorrono alle spese sono i più esigenti, lamentosi, pieni di alibi, scuse di ogni genere (in sardo li chiamiamo mandronis);
3) Lo stato, è ovvio, ha le sue belle colpe: è come quel padre che si fa un c… scusate, grandi sforzi per dare a tutti i figli ciò di cui hanno bisogno e siccome non è molto attento nel valutare le spese e chi merita e chi no cerca di accontentare tutti; se non riesce con i propri soldi chiede un prestito, poi un altro prestito, poi un altro prestito e così all’infinito, con il risultato che i debiti non li estingue mai, però pantalone promette, promette sempre!!
4) Forza  pantalone incomincia a…picchiare, anzi, mi correggo incomincia a chiedere il conto a chi il conto non l’ha mai pgato. Il buon padre di famiglia è colui che si sacrifica per i propri figli, spende secondo le prprie forze e soprattutto chiede a tutti i componenti della famiglia di guadagnarsi da vivere perché pantalone si è rotto….
un saluto da

Sardo sono

domenica 23 marzo 2014

nuragici e nuraghi

E' questo un argomento che mi affascina oltre ogni misura! provo a immaginare quelle genti mentre costruivano le loro torri/fortezze per difendersi o per attaccare. Li immagino mentre trasportano quei massi enormi e li posizionano l'uno sull'altro a secco, sotto il sole, la pioggia il vento. Uomini e donne, organizzati in clan o tribù una volta costruttori, una volta cacciatori, una volta fonditori del metallo per produrre le armi; una volta agricoltori e così via! Può essere plausibile immaginare le donne impegnate nelle faccende domestiche: fare il pane e, chi sa, magari nella lavorazione del'argilla per la costruzione di quei contenitori in terracotta resistenti al fuoco per la conservazione e cottura dei cibi. Provo a immaginare gli uomini quando devono andare a caccia per procurare il cibo per la famiglia; quando macellano l'animale catturato, quando devono pensare come conservare o cuocere la carne; i loro rapporti con i figli nell'educazione e addestramento all'uso delle armi per cacciare e per difendersi o attaccare. Un mondo sicuramente duro, spietato; un tempo di vita tanto breve quanto intenso, ma penso (immagino) anche fatto di piacere per avere un ambiente ricco di risorse naturali a disposizione di tutti!
grazie per l'attenzione
un saluto da 
sardo sono